7. Does it make sense to ban bitcoin mining?

If, despite what we have seen, the energy consumption of bitcoin mining was not considered acceptable, would it make sense to completely ban bitcoin mining? No, it would be enough to limit it: bitcoin would still work.

A false myth is that with the increase in the value of bitcoins and with the increase in its use, it is necessary to have an increase in the computing power spent in the proof of work algorithm of bitcoin mining.

It is more correct to say that with the increase in the value of bitcoin, energy consumption tends to increase but it is not mandatory that it increases from the point of view of the functioning of the bitcoin network.

Without external intervention it tends to increase because with the increase in the value of bitcoin, a greater number of new subjects are encouraged to join mining due to the increasing revenues deriving from the sale of bitcoins obtained from it. Obviously, in addition to new potential miners who are added, we also have the same subjects already present that increase the number of their computers involved.

That said, such a trend may simply be limited to pleasure. To do this, it would be sufficient to apply an extra tax to the electricity sold to industries dedicated to mining.

States could set a certain maximum annual quota of salable energy to this sector.

This energy would be sold with an extra tax or still assigned with a public tender to those who are willing to pay more for this energy. The revenues from these taxes and any tenders would enter the coffers of the states that could reinvest them as they see fit in the ecological cause.

This kill two birds with one stone: the bitcoin network would preserved and its energy consumption would be limited in a clear manner and with economic returns for the community.

Now the reader will ask: but why can bitcoin increase in value and diffusion and at the same time continue to function even without increasing the computing power deployed in mining?

That total mining power could also decrease and everything would continue to work the same. The total computing power required is not a function of the value or diffusion of bitcoin but is a function of the difficulty of mining, a parameter that the network automatically adjusts.

The bitcoin protocol requires a new block of transactions to be queued to the blockchain every 10 minutes.

To validate a block of transactions (simplifying) you need to solve a mathematical problem. It is the object of contention in the “competition” between all the miners in the world. The first one who solves this mathematical problem can queue the validated block to the blockchain and assign himself the new bitcoins generated (and those attached as transaction fees included in the block).

The more miners there are, the more computing power is deployed and the mathematical problem tends to be solved in less than 10 minutes.

With a self-regulation system, the network increases the difficulty coefficient of this problem if the blocks tend to be solved in less than 10 minutes in order to bring the average generation time of a new block back to the desired value of exactly 10 minutes. If the blocks, on the other hand, tend to be solved in more than 10 minutes, the network automatically lowers this coefficient of difficulty.

If the number of miners dropped, the difficulty coefficient would also drop, and the network would continue to run smoothly, simply consuming less. This also with an increase in the value of bitcoin.

In summary, what normally happens in the absence of particular taxes on mining:

The value of bitcoin increases -> the number of subjects that mine increases because it becomes more profitable to mine -> a greater number of miners obviously means more electricity required.

What would happen with a mining tax with miners required by law to stipulate only electrical contracts dedicated to this activity with high taxation:

The value of bitcoin increases -> Any new subjects (or the same subjects who would like to deploy more machines) should weigh the choice with respect to a higher price of energy -> there would be an equilibrium, this equilibrium would be adjusted according to the sensitivity of each state by acting on the extent of this specific taxation.


ITA – Avrebbe senso vietare il mining di bitcoin?

Se proprio non si ritenesse accettabile il consumo energetico del mining di bitcoin avrebbe senso vietare in toto il mining di bitcoin? No, basterebbe limitarlo: bitcoin funzionerebbe comunque.

Un falso mito è che con l’aumentare del valore dei bitcoin e con l’aumentare del suo utilizzo sia necessario avere un aumento della potenza di calcolo spesa nell’algoritmo proof of work del mining di bitcoin.

E’ più corretto dire che con l’aumento del valore di bitcoin il consumo energetico tende ad aumentare ma non è obbligatorio che aumenti dal punto di vista del funzionamento del network bitcoin.

Senza interventi esterni tende ad aumentare perché con l’aumento del valore di bitcoin, un numero maggiore di nuovi soggetti è incentivato ad unirsi al mining per i ricavi in aumento derivanti dalla vendita dei bitcoin ottenuti da esso. Ovviamente oltre a nuovi potenziali minatori che si aggiungono abbiamo anche gli stessi soggetti già presenti che aumentano il numero dei loro computer dispiegati.

Detto questo, tale tendenza potrebbe semplicemente essere limitata a piacere. Per farlo sarebbe sufficiente applicare una tassa extra all’energia elettrica venduta a industrie dedite al mining.

Gli stati potrebbero fissare una certa quota massima annuale di energia vendibile a questo settore.

Tale energia verrebbe venduta con una tassa extra o ancora assegnata con un bando pubblico a chi è disposto a pagare di più tale energia. I ricavi di queste tasse e eventuali bandi entrerebbero nelle casse degli stati che potrebbero reinvestirli come meglio credono nella causa ecologica.

Questo salverebbe capra e cavoli: non si ucciderebbe il network bitcoin e si limiterebbe il suo consumo energetico in maniera netta e con dei ritorni economici per la collettività.

Ora il lettore si chiederà: ma perché bitcoin può aumentare di valore e di diffusione e allo stesso tempo continuare a funzionare anche senza aumentare la potenza di calcolo dispiegata nel mining?

Tale potenza totale di mining potrebbe anche diminuire e tutto continuerebbe a funzionare lo stesso. La potenza di calcolo totale richiesta non è funzione del valore o della diffusione di bitcoin ma è funzione della difficoltà di mining, un parametro che la rete regola automaticamente.

Il protocollo bitcoin prevede che un nuovo blocco di transazioni venga accodato alla blockchain ogni 10 minuti.

Per validare un blocco di transazioni (semplificando) occorre risolvere un problema matematico. Esso è l’oggetto del contendere nella “gara” tra tutti i minatori del mondo. Il primo che risolve tale problema matematico può accodare il blocco validato alla blockchain e assegnarsi i nuovi bitcoin generati (e quelli ottenuti come commissioni delle transazioni inserite nel blocco).

Più minatori ci sono più c’è potenza di calcolo dispiegata e il problema matematico tende ad essere risolto in meno di 10 minuti.

Con un sistema di autoregolazione la rete aumenta il coefficiente della difficoltà di questo problema se i blocchi tendono ad essere risolti in meno di 10 minuti in modo da riportare il tempo medio di generazione di un nuovo blocco al valore voluto di 10 minuti esatti. Se i blocchi viceversa tendono ad essere risolti in più di 10 minuti la rete automaticamente abbassa questo coefficiente di difficoltà.

Se il numero di miner calasse, calerebbe anche il coefficiente di difficoltà, e il network continuerebbe a funzionare senza problemi, consumando semplicemente di meno. Questo anche con un aumento di valore di bitcoin.

Ricapitolando, cosa accade normalmente in assenza di tasse particolari sul mining:
Aumenta il valore di bitcoin –> aumenta il numero di soggetti che minano perché diventa più redditizio minare –> un maggior numero di miner significa ovviamente più energia elettrica richiesta.

Cosa accadrebbe con una mining tax con i miner obbligati per legge a stipulare soltanto contratti elettrici dedicati a questa attività con una tassazione elevata:

Aumenta il valore di bitcoin –> Eventuali nuovi soggetti (o gli stessi soggetti che vorrebbero dispiegare più macchine) dovrebbero soppesare la scelta rispetto ad un prezzo maggiorato dell’energia –> si avrebbe un equilibrio, tale equilibrio verrebbe regolato secondo la sensibilità di ogni stato agendo sull’entità di tale tassazione specifica.